Post Verità, arma della  falsa informazione

 

Può esistere una verità in 140 caratteri? Se è vero che viviamo in un mondo dominato dalla post-verità , bisogna ammettere che questo fenomeno è in possesso di un’arma di una potenza unica sulle masse: i social network. Questi, che in apparenza possono sembrare espressione massima di democrazia, agiscono invece come un fiume in piena, annullando e uniformando tutto con un’enorme massa d’acqua. Social come Facebook, ma soprattutto Twitter, con cui si è messi di fronte al mondo con un click, offrono la possibilità a chiunque di dare una notizia, la quale, potenzialmente, “rimbalzando” da un profilo all’altro può raggiungere migliaia di utenti. Ora questa possibilità ha senz’altro degli aspetti positivi; Twitter ha permesso a tutti gli Italiani di tenersi informati su ciò che accadeva in centro Italia durante le scosse di terremoto di questi ultimi mesi. Addirittura i telegiornali si affidavano ai social per avere notizie fresche sull’accaduto e anzi incitavano a postare foto e commenti il prima possibile. Il problema sta nel momento in cui si commentano fatti che richiedono una profonda riflessione. Non esiste una verità in una riflessione espressa in 140 caratteri. Invece è proprio questa sintesi a legittimare molti utenti a spacciare le loro parole per verità assoluta e molti altri a crederci ciecamente. Questa credibilità dei Social è sfruttata dalla classe politica. Prendiamo come esempio la recente campagna elettorale del Referendum Costituzionale; entrambi i fronti sostenevano le loro ragioni con slogan e frasi fatte che ben si inserivano nel contesto di un Social Network, ma del tutto inadeguate ad una campagna politica, in cui il popolo ha il dovere e il diritto di informarsi in modo corretto e approfondito. E’ stato davvero poco edificante vedere le tue fazioni fronteggiarsi con slogan del tipo “Vota sì, vota il cambiamento” o “vota no e mandiamo Renzi a casa”. Un altro strumento importante e parallelo alla post-verità è il cosiddetto clickbait, un sistema utilizzato dai siti web che,  per avere il maggior numero di visite possibile, pubblica un link dal titolo accattivate, capace di intaccare le emozioni dell’utente, contenente notizie nella stragrande maggioranza dei casi false o, nelle migliori delle ipotesi, che distorcono la realtà. Ma poco importa, il sito avrà registrato una visita in più. Per far capire il grado di falsità di questi link, basti pensare che, se quelle notizie fossero vere, dovremmo vedere una volta al mese Marte delle dimensioni della Luna, potremmo prendere un caffè con Jim Morrison alle Bahamas e toglierci il peso dell’esame di Stato, puntualmente abolito ogni anno. Si capisce come il concetto di post-verità, definito dall’Oxford English Dictionary (il far prevaricare le emozioni e le credenze personali a scapito dell’oggettività nel formare l’opinione pubblica), si inserisca molto bene nell’ambito dei social. Quindi una notizia che rimbalza sulle bacheche di migliaia di utenti deve essere necessariamente vera; è sufficiente che abbia un buon livello di attrazione. Oltre ai Social anche i media hanno una grande responsabilità in questo processo di distorsione e manipolazione della verità. Gli scandali riguardanti Hillary Clinton sono stati riportati dai giornali proprio durante la campagna elettorale, influenzando fortemente la scelta degli Americani. L’informazione ormai ha sempre un secondo fine che si distacca dal semplice voler informare; questa si adatta al volere della gente arrivando al paradosso in cui è l’informazione che fa accadere i fatti. E’ una specie di “rivoluzione copernicana” dell’informazione, in cui i fatti non sono più raccontati, ma creati. Ciò accadeva anche in passato, è vero; ma si aveva a disposizione solo la piazza, per così dire, e quindi ciò che si diceva lì non arrivava a tutti; questo dava la possibilità di far nascere idee diverse dando il via alla novità storica. Questo spazio non c’è più ora. La grande tragedia è che le persone sembrano aver perso ogni capacità critica, quello scetticismo che spinge a mettere al vaglio della ragione ciò che vediamo. Con strumenti come i Social Network vengono manipolati senza fatica coloro che non si fanno domande, coloro che si accontentano di rimanere sulla superficie delle notizie. Grazie ad un tipo di informazione sterile e superficiale chiunque può improvvisarsi scienziato e proclamare, per esempio, la dannosità di un vaccino. Così i giornali con titoli in prima pagina indignano i lettori e ne sollecitano le emozioni, ma non il loro senso critico. Ma dove si acquisisce il senso critico? Esattamente dove si impara a leggere e a scrivere. La scuola,infatti, ha il dovere di rendere gli studenti capaci di ragionare e di assumere un atteggiamento critico su tutto ciò che li circonda. Ammettendo che questo avvenga, rimane il problema che i giovani vivono immersi in una realtà staccata dall’attualità; ed è proprio qui che la scuola dovrebbe agire sensibilizzando di più alla partecipazione. Solo così Marte rimarrà un puntino lontano, Morrison  nella sua tomba a Parigi e a giugno gli esami si svolgeranno regolarmente.

Davide Galeazzi